Giovanni Boldini | (Italian, 1842-1931)

Giovanni (Giusto Filippo Maria) Boldini nasce a Ferrara, in via Volta Paletto 1941, il 31 dicembre 1842 da Antonio, pittore professionista, e Benvenuta Caleffi. Fin da giovane dimostra un talento innato per il disegno, che studia e approfondisce grazie alle lezioni impartitegli dal padre. Nel 1864, si trasferisce a Firenze in compagnia dell’amica Enea Vendeghini. La sua residenza fiorentina, almeno per un certo periodo, è fissata al terzo piano di via Lambertesca 10. Stringe in breve tempo una profonda amicizia con il ritrattista Michele Gordigiani (probabilmente già in contatto con il padre) e con Cristiano Banti, pittore macchiaiolo di buona famiglia ,che ha alle spalle solidità economica e relazioni utili. Grazie a quest’ultimo, frequenta il salotto di Mercellin Desboutin, artista versatile, che nella sua villa dell’Ombrellino a Bellosguardo riceve amabilmente i suoi ospiti appartenenti all’élite artistica del momento. Nello stesso anno frequenta pure il Caffè Doney, elegante ritrovo in via Tornabuoni. Nel 1865 ritrae in quadretti di piccole dimensioni e in pose non convenzionali gli artisti gravitanti intorno al Caffè Michelangelo: Giuseppe Abbati, Diego Martelli, Luigi Bechi e molti altri. Nello stesso anno espone L’amatore delle arti alla Società d’Incoraggiamento di Firenze. La novità prorompente della ritrattistica boldiniana viene subito notata da Telemaco Signorini in una sua recensione alla Promotrice fiorentina del 1867, che segna il debutto del ferrarese in una mostra ufficiale. Lo stesso Signorini lo presenta ai membri più illustri dell’alta società fiorentina, come l’inglese Isabella Falconer, la cui conoscenza avvenuta nel 1866 frutterà al pittore più tardi la commissione per gli affreschi della sala da pranzo della villa di Collegliato, presso Pistoia, oltre ad amicizie prestigiose. Nel giugno 1867, in compagnia di un amico greco della nobildonna, compie il primo viaggio a Parigi, in occasione del quale visita l’Esposizione Universale, il Salon, la retrospettiva di Ingres, le monografiche di Courbet e Manet. L’ambiente cosmopolita parigino lo affascina, lasciandogli intravedere ben più proficue aperture culturali e più ampie possibilità di successo rispetto a quelle offerte dal’ambiente fiorentino. Nel luglio dello stesso anno soggiorna, insieme a Fattori e Abbati, a Castiglioncello, nella tenuta di Diego Martelli. Matura in questi anni in lui l’esigenza a evadere verso le grandi città europee. Nel 1870 invia, forse dietro invito di Gordigiani, a Londra alcuni ritratti, e, nel maggio dell’anno seguente, vi ci si reca personalmente in compagnia al mercante ebreo-tedesco Reitlinger. In Inghilterra soggiorna per cinque mesi, dove, oltre a ritrarre importanti personaggi altolocati, rinnova la sua ammirazione per l’opera di Alfred Stevens e Ernest Meissonier. A novembre, sulla strada del ritorno, compie una sosta a Parigi che lo rapisce al punto da decidere di soggiornarvi definitivamente. Affitto uno studio a Montmartre dove posa per lui la bionda e bellissima Berthe, che diventa ben presto la sua amante. Nello stesso periodo sottoscrive un contratto con il mercante Goupil che lo orienta verso la produzione di quadri d’ambientazione neosettecentesca, allora di gran moda a Parigi. Sul finire del decennio, scemato l’interesse per questo genere di pittura, il pittore rinnova il suo stile, tornando a dedicarsi al ritratto. Incrementa le frequentazioni mondane grazie anche alla bruna contessa Gabrielle de Rasty, divenuta nel frattempo la sua nuova amante e modella, con la quale prende clandestinamente in affitto una garçonniere al n. 24 di Avenue Trudaine. Nel 1878 si allentano i rapporti con Goupil. Al Salon del 1879 espone La depèche e, parallelamente, decide di iscriversi al Comitato della Società Nazionale degli Artisti Francesi. Nel corso degli anni Ottanta compie numerosi viaggi: in Olanda nel 1880, in Germania a Berlino (dove conosce Menzel) nel 1886, a Venezia nel 1887 e, ancora, in Spagna e Marocco nel 1889 in compagnia di Degas. In parallelo con il suo collega e amico americano John Singer Sargent, cerca in questi anni nell’arte dei maestri del passato nuovi stimoli per rinnovare il genere del ritratto; e li trova nelle opere di Tintoretto, Veronese, Tiepolo, Van Dyck, Velásquez, Goya, Reynolds e Gainsborough. A partire dalla metà degli anni Ottanta, oltre ad allargare i propri riferimenti culturali, sperimenta anche altre tecniche, come l’incisione e, soprattutto, il pastello, tornato in auge una decina d’anni prima con Degas. All’Esposizione Universale di Parigi del 1889, figura in doppia veste di espositore e commissario della sezione artistica italiana. In tale circostanza espone Il pastello bianco, premiato con il Gran Prix e la medaglia d’oro; Chevaux de relais, tre ritratti a pastello – di cui quello celebre di Giuseppe Verdi – l’acquarello Les amis e due oli raffiguranti rispettivamente un interno di chiesa e una veduta veneziana. Nel luglio 1891compie un viaggio a Londra, in agosto uno a Aix-les-Bains, mentre in ottobre, in compagnia di Banti e Luigi Nono, si reca a Perugia, dove incontra Nino Costa, con il quale prosegue alla volta di Roma. Nel febbraio 1893 è a Milano per la prima del Falstaff, dove, per intercessione di Verdi, riceve da Ricordi lo spartito rilegato dell’opera che farà poi autografare dal maestro. Prosegue per un breve soggiorno a Palermo e, rientrato a Parigi, spedisce in dono a Verdi il suo ritratto ad olio. Nel 1895, viene coinvolto dal sindaco di Venezia, Riccardo Selvatico, nel comitato patrocinatore della prima Biennale veneziana, con l’incarico di ricercare adesioni fra i maggiori artisti francesi del tempo. Al Salon du Champ de Mars del 1896 presenta il ritratto della principessa Poniatowski, quello della marchesa Marguerite Rochefort-Lucay e un ritratto di signora, mentre all’Esposizione di Belle Arti di Berlino dello stesso anno si presenta con la Venditrice di frutta e il ritratto di Madame Charles Max. Il 20 novembre 1897 giunge a New York: ricevuto dal banchiere Kahn, viene invitato a prendere parte a una rappresentazione al Metropolitan Theatre, dove una grande scritta avverte il pubblico della sua presenza in sala e un ampio telone riproduce una sua veduta di Versailles. A New York tiene una personale alla Galleria Wildenstein al 303 della Fifth Avenue. Nell’aprile 1898 fa il suo ritorno a Parigi. All’Esposizione Universale del 1900 espone: Portrait de dame, La principessa Eulalia, Portrait di M. Whistler, Portrait de M.me Schneider, Portrait de M. Le Comte, Fleur, Portrait de Veil Picard, Portrait de M.me S., Danse espagnole e l’acquarello Parc de Versailles. In tale circostanza viene premiato con il Gran Prix. Il 1902 lo trascorre a Parigi, lavorando intensamente e dedicando molti lavori alla signora Joss. Nel 1903 espone il Ritratto di Franca Florio al Salon della Société National des Beaux-Arts, mentre al Salon del 1905 è presente con tre opere (Portrait de M.Me V., Portrait de M.me L., Portrait di M.W.). Con ben cinque dipinti partecipa al Salon del 1911 (M.me P.S.P, M.me G.V., il ritratto della Princesse Bibesco, di M.lle M. de H. e una Natura morta). Nello stesso anno incontra Lina Bilits, una nuova modella che poserà per lui fino al 1919. Nel 1919 gli vengono conferiti due riconoscimenti importanti: il titolo di ufficiale della Légion d’honneur il 14 gennaio, e quello di Grand’Ufficiale della Corona d’Italia il 29 luglio. Nel marzo del 1923 compie una gita a Rouen e, in estate, a Ostenda e Lamalou, dove incontra la contessa Grazioli. Al settembre 1926 risale il suo incontro con Emilia Cardona, giornalista della Gazzetta del Popolo di Torino, che si era recata nello studio dell’artista per intervistarlo con la quale inizia un rapporto di affettuosa amicizia che, tre anni dopo, sfocerà nel matrimonio. Nel 1930 la salute del pittore comincia a vacillare. La morte sopraggiunge l’11 gennaio del 1931 a causa di una broncopolmonite. La salma viene subito trasferita alla Certosa di Ferrara, e collocata nella cappella di famiglia.